NAVIGAZIONE:
MARE, VELE, VENTO...
Una nave non è solo una chiglia e uno scafo. Sì, certo, è fatta così. Ma quando si è imbarcati, e con il vento in poppa si naviga verso l’orizzonte, verso l’ignoto, con il sole che scende in mare e tinge le vele di rosso, la nave non è solo un pezzo di legno. E’ l’essenza stessa della Libertà, è un mezzo di trasporto verso anfratti remoti non solo del mondo, ma anche della propria coscienza. E diventa pian piano una specie di necessità fisica, di istinto primordiale.
Certamente, siccome il tutto si svolge per mare, è fondamentale che chi si appresta a solcare le onde conosca sufficientemente a fondo i rischi e i pericoli che esso spesso nasconde, e che lo ami nonostante tutto, e lo capisca.
Un vero marinaio riconosce i venti, i cambiamenti atmosferici, i moti ondosi, e non solo. Conosce i nodi, sa manovrare le vele, è abituato ad arrangiarsi, a mangiare quello che riesce, a dondolare sul ponte quando c’è burrasca. Ha la pelle indurita dal sole e dalla salsedine, ma riesce quasi sempre a trovare in ogni porto qualche donna o qualche bottiglia con cui lenire gli acciacchi e stemperare la fatica.
NOZIONI PRELIMINARI: ASTROLABIO E ALTRI AUSILI ALLA NAVIGAZIONE
La maggior parte della navigazione a vela si svolge in cabotaggio, il che vuol dire che la costa è sempre in vista. In base alla stazza della nave, alla stagione e alla missione, può però spingersi anche in mare aperto. E questo è possibile grazie agli strumenti di ausilio alla navigazione, che sono la bussola prima di tutto, e l’astrolabio, oltre che il sole, la luna e le stelle.
L’ago della bussola, come noto, libero di muoversi all’interno della custodia di vetro, punta sempre a nord.
L’astrolabio serve a determinare la posizione dei corpi celesti, e quindi ad orientarsi. E’ formato da diverse parti:

-
Un cerchio graduato chiamato madre, o dal latino mater. La madre è scavata al centro per alloggiare le altre parti dello strumento.
-
un braccio ruotante fissato al centro: l'alidada.
-
Una lamina. Un sottile disco alloggiato all'interno della madre su cui è incisa la proiezione stereografica della sfera celeste ad una determinata latitudine (la lamina si cambia a seconda della latitudine più prossima).
-
La rete. Una struttura ruotabile, a volte complessa e finemente decorata, che si sovrappone alla lamina e indica, tramite le punte (o fiamme), la posizione di particolari stelle "fisse" ben note. Il numero e le stelle scelte variano da modello a modello, solitamente sono presenti dalle 20 alle 30 fiamme.
Attraverso l’astrolabio e la bussola, e con l’ausilio della luna e le stelle, si controlla la propria posizione sulle carte nautiche, rapportandola alla rotta da seguire, e si agisce sul timone o sulle vele per aggiustare, se necessario, la rotta.
E’ quindi importante capire dove si è, per comprendere anche dove si sta andando, in che direzione e a che velocità.
LA VELOCITà
L’Unità di misura per calcolare la velocità è il NODO.
Un nodo è definito come un miglio nautico internazionale (1852 m) per ora.
1 nodo = 1852 m/h = 1852/3600 m/s,
COME SI CALCOLA MATERIALMENTE LA VELOCITà A BORDO
Niente di più semplice. Si lancia un solcometro dalla poppa. E lo si trova, questo strumento, su ogni nave. Non è altro che una sagola (corda sottile, di diametro indicativamente compreso tra i 1,5 e i 5mm), alla cui estremità era legato un travetto di legno, (per creare opposizione all'acqua), e lungo la quale erano stati fatti dei nodi posti ad una distanza fissa di circa 50 e 2,5 pollici (15,433 m). Il calcolo viene effettuato da due marinai posti a poppa dell'imbarcazione. Uno lancia la sagoletta e conta quanti nodi attraversavano le sue dita, mentre un altro tiene il tempo usando una clessidra di 30 secondi. Dato che 15,433 m sono 1/120 di miglio marino, mentre 30 secondi sono 1/120 di ora, il conteggio dei nodi passati tra le dita del marinaio, in trenta secondi, corrispondeva alla velocità della nave.
VENTI
|
NORD |
0 ° |
Tramontana |
Di forte intensità e spesso a raffiche, in genere molto freddo o addirittura gelido. Anticipa di solito tempo asciutto e cielo terso. |
|
NORD-EST |
45 ° |
Grecale o Greco |
Come la Tramontana, spira a raffiche. E' un vento freddo e porta tempo asciutto. |
|
EST |
90 ° |
Levante |
Il nome indica la direzione "da dove leva il sole". E' piuttosto debole e di solito è semplicemente un anticipo dello Scirocco e quindi un annuncio di tempo in peggioramento. |
|
SUD-EST |
135 ° |
Scirocco |
E' un vento caldo che crea mare mosso e che diventa molto umido. Indica l'arrivo di perturbazioni. |
|
SUD |
180 ° |
Mezzogiorno o Ostro |
E' debolissimo e poco avvertito. |
|
SUD-OVEST |
225 ° |
Libeccio |
Nasce in modo rapido, raggiunge una forza anche notevole. Cala di colpo e di solito rimane una situazione di tempo buono. Quando soffia è fastidioso e pericoloso per la navigazione: provoca un forte moto ondoso. |
|
OVEST |
270 ° |
Ponente |
Indica la direzione dove cala il sole. E' più frequente in estate e di solito spira nelle ore pomeridiane. Indica comunque tempo buono. |
|
NORD-OVEST |
315 ° |
Maestrale |
E' un vento freddo, più forte e costante della Tramontana, che spazza le nuvole delle perturbazioni e porta bel tempo, cieli puliti e clima asciutto. |
FORZA DEL VENTO ed effetti sul MARE
|
|
|
NODI |
|
|
0 |
Calma |
1 |
"Bonaccia",mare calmo liscio come l' olio |
|
1 |
Bava di vento |
1-3 |
Sulla superficie si formano piccole increspature senza tracce di schiuma |
|
2 |
Brezza leggera |
4-6 |
Le onde sono piccole, evidenti ma corte,e non rompono |
|
3 |
Brezza tesa |
7-10 |
Più lunghe delle precenti,le onde possono avere piccole creste che iniziano a rompersi e creare biancori di schiuma. |
|
4 |
Vento Moderato |
11-16 |
Onde conformi costanti che mostrano creste che frangono |
|
5 |
Vento teso |
17-21 |
Le onde si allungano anche se moderate e le creste si ripetono con qualche spruzzo. |
|
6 |
Vento fresco |
22-27 |
Nascono le prime onde grosse,con creste che hanno una dimensione maggiore e che biancheggiano(cavalloni). |
|
7 |
Vento forte |
28-33 |
Movimento più intenso del mare con onde più lunghe che crescono e la schiuma viene sollevata dal vento. |
|
8 |
Burrasca |
34-40 |
Onde più alte e più lunghe che cominciano a rompere nella parte apicale e gli spruzzi sono strappati dal vento. |
|
9 |
Burrasca forte |
41-47 |
Le onde sono alte e le creste rotolano su se stesse con spruzzi che si sollevano. |
|
10 |
Tempesta |
48-55 |
Le onde molto alte hanno creste e schiuma che si mescolano sotto la spinta del vento, il mare biancheggia rotolando. |
|
11 |
Tempesta violenta |
56-63 |
Le onde sono altissime e il mare è tutto una schiuma,con il vento che crea un perpetuo pulviscolo. |
|
12 |
Uragano |
64 e oltre |
Le onde enormi sono coperte dagli spruzzi e il mare biancheggia mentre il vento ha velocità crescente. |
STATO DEL MARE
|
FORZA |
ALTEZZA MEDIA |
|
|
0 |
0 |
Calmo |
|
1 |
0-0,10 |
Quasi calmo |
|
2 |
0,10-0,50 |
Poco mosso |
|
3 |
0,50-1,25 |
Mosso |
|
4 |
1,25-2,50 |
Molto mosso |
|
5 |
2,50-4 |
Agitato |
|
6 |
4-6 |
Molto agitato |
|
7 |
6-9 |
Grosso |
|
8 |
9-14 |
Molto grosso |
|
9 |
oltre 14 |
Tempestoso |
VELE E NAVE
Parti principali di una nave Ogni nave, indipendentemente dalla categoria a cui appartiene, si suddivide nelle seguenti parti:
a) Secondo la lunghezza: prua o prora, parte maestra, poppa; rispettivamente parte anteriore, mediana e posteriore.
b) Secondo l’altezza: carena od opera viva, la parte immersa, cioè quella sotto il piano di galleggiamento; opera morta, la parte emergente sopra il piano di galleggiamento.
c) Secondo la larghezza: bordo dritto o tribordo e bordo sinistro o babordo, rispettivamente i lati destro e sinistro della nave guardando dal ponte verso prua.
d) Stiva: lo spazio compreso tra il fondo della nave e l’ultimo ponte in basso.
e) Chiglia: la parte inferiore della nave che si estende da prua a poppa; la parte anteriore e posteriore della chiglia prendono nome rispettivamente di ruota di prua e ruota di poppa. La ruota di prua è munita del tagliamare, atto a fendere l’ acqua.
Sulla chiglia, da prua a poppa, poggiano le coste o quinti che costituiscono lo scheletro della nave. Lo scheletro è rivestito all’ esterno dal fasciame , formato da assi di legno di conveniente spessore e opportunamente trattate.
f) Scafo: costituito dallo scheletro e dal fasciame .
g) Ponti: piani orizzontali che dividono la nave internamente; il ponte superiore si chiama coperta.
h) Castello e càssero: Il ponte più elevato è il castello. Lo spazio al di sotto di esso, ricavato nella sua altezza, è il cassero. Sul castello di poppa normalmente c’è la timoneria e la zona di comando.
i) Murate : i fianchi della nave al di sopra della linea di galleggiamento.
l) Boccaporto: l’apertura che dal ponte immette sottocoperta .
m) Timone: l’organo che serve a dirigere la nave; è costituito da una grande pala orientabile, manovrata per mezzo della ruota di legno che trasmette il movimento ad una serie di elementi di legno e ferro.
UN VELIERO
Enunciate le parti più importanti di ogni nave, vediamo ora di capire qualcosa in più dei nostri velieri, quelli che solcano ad oggi i nostri mari. Essi si compongono naturalmente di scafo e alberatura. Gli alberi sono fissati sulla chiglia e salgono in maniera perpendicolare allo scafo o quasi, salvo il bompresso, che segue una linea inclinata, sporgendo in maniera diagonale a prora.
Tutte le imbarcazioni che montano una vela hanno almeno un albero. Riferendoci ai grandi bastimenti avremo, di solito, quattro alberi. Partendo dalla poppa e andando verso prora, sono detti di mezzana, maestra e trinchetto. Il quarto albero, come già detto, sporge in diagonale oltre la prora della nave, e viene chiamato bompresso. Essi sono sostenuti dalle sartie, che sostengono l'albero trasversalmente, e dagli stralli che li sostengono longitudinalmente. Nel caso di velieri di grandi dimensioni, gli alberi sono fatti in più pezzi: tronco maggiore, albero di gabbia, alberetto e così via. Nel punto di congiunzione fra i vari spezzoni può esserci una piattaforma detta "coffa" o "crocetta", a seconda della posizione sull'albero, e che ha lo scopo di dare quartiere alle sartie superiori, e di ospitare eventuali vedette. Sugli alberi, montati a formare una croce con questi ultimi, ci sono svariati pennoni a cui vengono inferite le vele. Le vele sono fatte di tela olona (tessuta con una tecnica particolare). Le vele possono essere quadre o triangolari (dette anche "di taglio"). I velieri prendono nome dal numero e tipo di alberi e di vele. Alcuni esempi: Nave è un bastimento di media portata a tre alberi verticali, armati tutti di vele quadre, più il bompresso. Nave a palo, un bastimento a quattro alberi più il bompresso, di cui i primi tre come il precedente, il quarto, detto "palo", con vele auriche. Brigantino a palo, un bastimento tre alberi e bompresso, di media portata (600-2000 t), in cui i primi due sono armati con vele quadre, il terzo con vele auriche.
La forma della vela influenza la spinta:
-
le vele quadre, adatte alle andature portanti ma non idonee per risalire il vento, hanno una forma quadrata o a trapezio isoscele. Queste vele sono caratteristiche dei grandi velieri e prendono il nome dal pennone al quale sono issate.
-
le vele auriche hanno una forma più allungata e sono capaci di risalire il vento.
IL GOVERNO DELLA NAVE ATTRAVERSO TIMONE E VELE.
CAZZARE UNA VELA, ad es. una randa: tendere la vela tirando a sé la rispettiva scotta (cima).
LASCARE LA VELA è il contrario.
La decisione di cazzare o lascare una vela dipende della direzione e dell'intensità del vento.
La scotta è un termine marinaresco che designa una cima, ovvero una corda, che consente di bordare (orientare) una vela, cazzandola o lascandola. Le manovre con le vele avvengono tramite questi due movimenti di base: per sfruttare il vento come mezzo di propulsione si devono regolare le vele dell' imbarcazione a seconda della rotta che si vuol tenere, ovvero orientarle correttamente rispetto alla direzione del vento. Per far questo si utilizzano le scotte, che vengono tesate o allentate. Se tesiamo la scotta cazziamo la vela e la avviciniamo all'asse longitudinale della barca, mentre se allentiamo la scotta laschiamo la vela e la allontaniamo dall'asse longitudinale della barca, avvicinandola a quello trasversale.
Scopo primario delle scotte è quindi quello di ottenere il giusto angolo d'incidenza della vela rispetto alla direzione del vento.
Per far andare un bel veliero DOVE vogliamo, quindi per fargli seguire la rotta che ci serve, dobbiamo usare il timone e le vele. Il modo in cui la nave procede si chiama ANDATURA. Naturalmente, siccome ancora non abbiamo inventato il modo di comandare ai venti (ci abbiamo provato ma non è ancora fattibile) dobbiamo ricordarci che non possiamo navigare verso qualunque direzione, ma abbiamo una serie di cose da tenere in debito conto. Non possiamo, insomma, navigare esattamente controvento. E’ impossibile.
Si definiscono andature i diversi modi di avanzare che un'imbarcazione a vela assume rispetto alla direzione del vento.
Le andature sono le direzioni seguite dalla barca rispetto alla direzione del vento.
Le quattro andature principali sono:

-
di bolina. E' l'andatura più vicina al letto del vento e può essere stretta, piena o larga (o di gran braccio);
-
al traverso o a mezza nave. Andatura con vento che spira perpendicolarmente all'imbarcazione.
-
al gran lasco. Con il vento al giardinetto.
-
in poppa o in fil di ruota. Più precisamente, in poppa quando il vento è ricevuto tra la poppa ed il giardinetto; in fil di ruota quando il vento è ricevuto dritto di chiglia.
e andature di bolina, quelle utili per risalire il vento o stringere il vento, sono dette anche andature strette e le altre, a favore di vento, sono dette andature portanti. Ci sono delle angolazioni in cui non è possibile navigare (zona di bordeggio).
MANOVRE
Orzare: avvicinare volontariamente la prua della imbarcazione alla direzione da cui spira il vento.
Puggiare: allontanare la prua dalla direzione da cui spira il vento.
Strambata o virata di poppa è la manovra che permette di cambiare le mure dell'imbarcazione a vela, passando con la poppa attraverso il settore del fil di ruota. Si esegue da lasco a lasco: si poggia gradualmente, fino a trovarsi nel fil di ruota; a quel punto, si chiama la randa al centro, si riprende a poggiare fino a che la randa non cambia mura. A quel punto, si stabilizza l'andatura sul nuovo bordo di lasco.
Virare: la virata è il cambio di direzione impresso ad una imbarcazione in movimento.
La virata di prua, a dritta o a sinistra in funzione delle mure della vela (ovvero mure a dritta si vira a dritta e viceversa), è la manovra di cambio di direzione che si effettua portando la prua in direzione del vento, stringendo l'angolo di bolina fino al cambio dell'angolo di provenienza del vento sul bordo opposto e conseguente cambio delle mure delle vele con orientamento al nuovo angolo di provenienza del vento. La manovra opposta è la abbattuta, più comunemente conosciuta come strambata o virata di poppa.
E’ molto più facile a dirsi che a farsi. L’importante è avere un’idea generale, e fare tanta pratica. In base alla direzione da cui proviene il vento, e al modo in cui sono fissate le rande, e quindi sono orientate le vele, la nave procede. Se si vuole virare, e cioè cambiare repentinamente la rotta, si agisce proprio sulle scotte, cambiando il grado di incisione del vento sulle vele finché di colpo non le si sposta completamente. E la nave si “gira”, le vele si rigonfiano e la rotta è cambiata. Una settimana su un veliero e un po’ di buona volontà, e lo si impara senza bisogno di fasciarsi troppo la testa!
NODI
I nodi sono stati storicamente suddivisi in categorie in base principalmente a due parametri: le loro caratteristiche meccaniche peculiari e la loro adattabilità ad un determinato uso. Le categorie principali nelle quali avviene la suddivisione sono:
-
nodi di arresto: tali nodi, eseguiti ad un capo della corda, sono utilizzati per arrestarne la corsa ed impedirne la fuoriuscita dalla sua sede; eseguiti lungo la corda possono svolgere una funzione ornamentale.
-
nodi di giunzione: eseguiti in contemporanea su due corde servono a congiungerle temporaneamente (per una giunzione permanente si pratica l'impiombatura delle due corde, che se eseguita a regola d'arte non ne diminuisce il carico di rottura).
-
nodi di avvolgimento: Servono ad assicurare una corda ad un oggetto o ad una corda precedentemente tesa e sono eseguiti avvolgendo la corda direttamente sull'oggetto.
-
nodi autobloccanti: Sono nodi che vengono utilizzati per collegare due corde, in modo che una scorra sull'altra e che possa frenarsi o rallentarsi se sottoposta ad un carico
-
gasse: Questi nodi, eseguiti ad una estremità della corda, presentano uno o più occhielli fissi, che possono essere anch'essi utilizzati per assicurarsi ad un oggetto, ma a differenza dei nodi di avvolgimento bisogna prepararli precedentemente e poi applicarli all'oggetto. Due gasse unite possono servire come nodo di giunzione.
-
nodi scorsoi: Presentano un occhiello scorrevole che ha la caratteristica di serrarsi in risposta della tensione della corda.
-
nodi di accorciamento: hanno la funzione di accorciare una corda lunga, anche di svariati metri, con l'evidente vantaggio di non doverla tagliare. LE CORDE NON SI TAGLIANO MAI!
In questa sede, descriviamo solo tre nodi, i più importanti: la gassa d’amante, il nodo savoia, lo scorsoio. Come nodo d’accorciamento, va più che bene il nodo savoia.
Gassa d'amante
-
La gassa d'amante, chiamata anche nodo bulino, cappio del bombardiere, o semplicemente gassa, è un nodo ad occhiello. Questo tipo di nodo può essere eseguito su qualsiasi tipo di corda ed è conosciuta come "il nodo che non slitta mai": regina dei nodi, è quella che viene utilizzata in assoluto in nave. Pregio principale di questo nodo è di non essere scorsoio, ma allo stesso tempo non si stringe mai troppo, e nonostante sia generalmente molto sicuro, può essere sciolta facilmente, anche quando la corda è bagnata. Una gassa legata ad un'altra è un buon modo per unire due corde.
Esecuzione
La si può annodare in uno svariato numero di modi, anche al volo, intorno ad un oggetto, e una persona.

GassGassa d'amante passo a passo (metodo classico)
-
Formare un occhiello passando sopra il dormiente (a sinistra nella figura) ricordandosi di lasciare abbastanza cima per completare il nodo.
-
Formare l'occhiello principale della dimensione desiderata con il corrente e far passare il corrente, da sotto, nel primo occhiello formato
-
Passare con il corrente dietro il dormiente e rientrare nel primo anello da sopra
-
Con una mano tenere il corrente e l'occhiello principale, e con l'altra tirare il dormiente, stringendo il nodo.
Nodo Savoia
Il nodo savoia (o nodo a otto, nodo d'arresto, nodo d'amore, o semplicemente savoia) appartiene alla categoria dei nodi d'arresto. Questo tipo di nodo può essere eseguito su qualsiasi tipo di corda, anche se può presentare qualche problema con le cime elastiche in caso di cicli di carico e scarico a bassa tensione. Sicuramente è il più famoso nodo d'arresto, grazie soprattutto al pregio di non stringersi eccessivamente e di non usurare o indebolire il cavo. Può essere usato anche come nodo di giunzione tra due corde dello stesso diametro o tra due capi della stessa corda (otto ripassato).
-
Usato principalmente per impedire a cime, ovvero corde, di sfilarsi da fori o da bozzelli.
-
Utilizzato anche come nodo d'appesantimento per le cime o sagole da lancio.
-
Legato ad intervalli regolari, agevola l'arrampicata sulle cime di salvataggio.

Dopo il semplice (del quale è più efficiente come nodo d'arresto) è il nodo più facile da imparare a fare, risulta semplice anche da slegare. È elegante e bello a vedersi.
Fare un occhiello passando con il corrente sul dormiente.
Passare il corrente sotto il dormiente creando un secondo occhiello.
Passare con il corrente nel primo occhiello e tirare.
Questi nodi sono chiamati anche cappi o lacci. La loro caratteristica è quella di stringersi attorno agli oggetti sui quali sono fatti: quanto più forte è la tradizione esercitata sul corrente tanto più forte il nodo scorsoio stringe l'oggetto attorno al quale è avvolto.
Pregi e difetti
Il fatto che la presa dei nodi scorsoi sia direttamente proporzionale alla tensione del cavo costituisce più un difetto che un pregio. Questa caratteristica, infatti, limita il loro impiego a quei casi in cui si è ben certi che la tensione del cavo è costante; all'inverso, l'allentarsi della tensione del cavo rende i nodi scorsoi estremamente insicuri. In conclusione, a parte impieghi ben definiti, è consigliabile evitare l'uso dei nodi scorsoi. Si preferiscano ad essi i più sicuri nodi a occhio (gassa d’amante) dai quali in definitiva derivano.
Gassa d'amante scorsoia
Scorsoio semplice